Dietro le quinte (e sotto le palme): il mio racconto del retreat a Casa Tikiri
12 giorni di scrittura, fotografia e vita condivisa raccontati da chi quel retreat l’ha immaginato, organizzato… e vissuto, cioè io!
Eccomi qui. É già passata una settimana dalla fine del retreat di Scrittura, Fotografia e Video a Casa Tikiri - che, se te lo fossi perso, è il mio hotel, un piccolo e grazioso boutique hotel a due passi dall’Oceano Indiano - ad Ahangama, in Sri Lanka.
Com’è nato tutto: un’idea che è diventata casa (di cui abbiamo già lanciato la terza edizione)
Quando con Stefano ho aperto Casa Tikiri - era gennaio 2023 - ho subito pensato che fosse un posto unico e speciale. Che mi sarebbe piaciuto ospitare dei retreat creativi. Insoliti.
Ma come siamo arrivati fin qui? E perché Giulia e Mari mi accompagnano in questa avventura?
Giulia - ufficialmente la maestra di Scrittura di questo retreat.
Io e Giulia ci seguiamo su Instagram dalla notte dei tempi e le cose sono andate esattamente così: è venuta a trovarmi con sua mamma a maggio, e io le ho subito lanciato il sasso: “ma se organizzassimo un retreat di scrittura il prossimo anno? “. “Ma magari”. Da lì, è partito tutto.
Mari - ufficialmente la maestra di Fotografia e Video di questo retreat.
Anche lei conosciuta su Instagram. Un giorno posta un reel con una transition di lei che si tuffa in piscina e io lascio un commento: se vuoi venire a fare un tuffo anche a Casa Tikiri scrivimi! Ed lei mi ha scritto davvero. Una call mentre io ero in Giappone e le dico che vorrei organizzarne uno anche con Giulia, che lei segue su iInstagram ma che non ha mai incontrato.
Ed è così che nasce l’idea di creare un retreat a 4 mani - anzi 6, se contiamo anche le mie. Dopo altre mille call, messaggi vocali, programmi e calendari condivisi, eccoci qui: a salutare il gruppo che ha appena partecipato alla seconda edizione del nostro retreat di Scrittura, Fotografia e Video e a lanciare la terza.

L’organizzazione e quel silenzio prima del via
Quando si inizia davvero ad organizzare un retreat? Spoiler: molto prima di quanto si pensi. Io ho cominciato quasi un anno prima. Mi sono basata sui feedback dell’edizione precedente e sulle tempistiche reali che ogni attività aveva richiesto.
Perché una cosa è scrivere il programma su un foglio Excel, un’altra è vedere quanto tempo serve davvero per far decantare una lezione, per cambiare energia, per far entrare il gruppo in una giornata nuova.
Poi il sito, la pagina dedicata, le newsletter, i post sui social. E tutte le risposte alle persone interessate: chi vuole il programma in anteprima, chi chiede se può partecipare anche se non scrive da anni, chi vuole iscriversi ma non ha le ferie confermate, chi ha bisogno di sentirsi dire che andrà tutto bene e che lo Sri Lanka non è così lontano.
Organizzare un retreat significa pensare a tutto prima — e poi farsi trovare pronta quando tutto il resto comincia.
E in mezzo a tutto questo, c’è quel silenzio prima dell’arrivo. Che, per la cronaca, quest’anno silenzioso non lo è stato per niente, se non sulla mia pagina Instagram.
I dieci giorni prima del retreat siamo rimasti chiusi, perché avevamo deciso di rinnovare la cucina in vista di una piccola novità della prossima stagione.
Un’idea ottima sulla carta, un po’ meno nei tempi. Il risultato? Due giorni prima dell’inizio eravamo in pieno caos, tra falegnami, trapani, fornelli ancora da collegare e mille imprevisti — il classico sprint finale che in Sri Lanka ormai è diventato la regola.
Una corsa contro il tempo, con il sottofondo delle palme e noi che ci ripetiamo: “Ce la facciamo. Ce la facciamo. Ce la facciamo.” E alla fine sì, come sempre ce l’abbiamo fatta, e il 2 luglio è iniziato il retreat che tanto avevo pianificato.
Tra scrittura, fotografia ed emozioni condivise
Se da un lato ci sono le cose che puoi pianificare, dall’altro ci sono quelle che non puoi aspettarti. E così, se c’erano giornate pensate, esperienze programmate, lezioni scritte in anticipo… Le persone, le emozioni e i legami che si creano, quelli no.
Quelli sono tasselli che si incastrano giorno dopo giorno, all’improvviso.
Qui infatti non ti parlerò delle lezioni di fotografia o degli esercizi di scrittura (per quelli ti aspetto in Sri Lanka, la prossima estate). Ti parlerò dei brindisi al tramonto. Delle risate con le lacrime. Delle mani tremanti mentre si legge un pensiero appena scritto. Degli occhi lucidi durante il safari. Dei bagni in piscina e di quelli nell’Oceano Indiano. Queste sono le cose che restano. Quelle che non si possono spiegare, ma che - se c’eri - sai esattamente cosa voglio dire.
Ed è un po’ questo il filo che guida tutte le nostre scelte. Casa Tikiri non è solo un boutique hotel con una bella piscina. È un luogo che abbiamo costruito perché le persone si sentano a casa, anche dall’altra parte del mondo. Un posto dove si possa rallentare, dove si creino legami veri, dove - magari senza accorgersene - si cresca.
Questa è la parte che mi rende più orgogliosa. Non il numero delle prenotazioni. Ma le persone che tornano, o che scrivono mesi dopo dicendo “Casa Tikiri un po’ mi manca”… che poi ogni volta ci penso e mi dico “io non ho mai scritto a un hotel una mail o un messaggio di ringraziamento”… Ed è proprio lì che capisco che stiamo facendo bene.
Essere dentro e fuori allo stesso tempo
Vivere un retreat da dentro è strano. Perché da un lato sei tu che organizzi tutto, cerchi di far filare ogni cosa, controlli le tempistiche, fai in modo che ogni ospite si senta vista, accolta, a proprio agio, dall’altro… sei lì con loro.
Essere host non significa solo aprire le porte di casa tua. Significa aprirti un po’ anche tu. Accettare che non tutto andrà come l’hai pensato. Lasciare spazio. Farti da parte.
Ma anche esserci quando serve e prendertene cura.
Cosa resta
E poi, quando finisce, le camere si svuotano. Resta una cartella piena di foto condivisa su Google Drive. Restano parole, canzoni, tatuaggi, la promessa di rincontrarsi.
E ogni volta mi dico che forse è l’ultima, che è stato troppo impegnativo, che non so se lo rifarò. Poi guardo le foto. Leggo un messaggio. E mi dico che sì, vale sempre la pena.
Come ho scritto all’inizio di questa Vitamina, abbiamo già lanciato la terza edizione che si terrà a luglio 2026. I posti sono limitati e c’è una grossa novità: la possibilità per condividere questa esperienza con qualcuno a cui vuoi bene - e risparmiare insieme.
Al momento sto…
LEGGENDO: Luisa - pubblicato da Sonzogno. Il romanzo che racconta la vita della prima grande imprenditrice italiana: Luisa Spagnoli. Geniale e controcorrente. Uno dei libri più belli letti negli ultimi anni.
GUARDANDO: Dept. Q - su Netflix. Una nuova serie crime britannica uscita a fine maggio 2025. Anche se i libri da cui è tratta sono danesi, la serie è ambientata a Edimburgo. Da guardare tutta d’un fiato.
SOGNANDO: Taipei. Parto a fine Agosto. Una settimana in una delle capitali asiatiche che ho appuntata nella mia to do list. Non il periodo migliore ma ormai per me vige la regola del “vai quando puoi”.
Se hai letto qualcosa di bello ultimamente o una serie tv che ti ha tenuto in piedi fino a tardi scrivimi nei commenti – sono sempre in cerca di consigli. E se hai già visitato Taipei, ovviamente, ogni dritta è benvenuta.
Come sempre, non so quando arriverà la prossima Vitamina. Ma quando arriverà, spero ti faccia venire voglia di partire di nuovo. O di restare, ma con gli occhi un po’ più aperti.
Un grosso abbraccio dallo Sri Lanka
Alice






